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respirazione olotropica

La respirazione olotropica è una pratica sviluppata da Stanislav Grof, M.D., Ph.D. e Christina Grof, che consente l'accesso a stati non ordinari di coscienza.
Il termine "olotropica" proviene dal greco ὅλος (intero) e τρεπὲιν (muoversi verso): significa quindi "che si muove verso l'interezza".
Ha qualche somiglianza con il Rebirthing, ma è stato sviluppato in maniera indipendente. È una tecnica di auto-esplorazione che mescola (in maniera non scientificamente fondata o comprovata) concetti presi dall'antropologia, dalla psicologia transpersonale, da pratiche spirituali orientali e tradizioni mistiche di varia origine.
Il metodo
Il metodo si articola in sei punti: presentazione teorica del paradigma transpersonale di Stanislav Grof; respirazione accelerata; ascolto di musica evocativa; lavoro sul corpo; rappresentazione figurativa in un mandala dell'esperienza vissuta; condivisione in gruppo dell'esperienza vissuta.
Si pratica solitamente in gruppi, ma anche in sessioni individuali. All'interno dei gruppi, i partecipanti lavorano in coppia e si alternano nei ruoli di sperimentatore ( "colui che respira") e "sitter". La responsabilità primaria del sitter è quello di stabilire una relazione empatica con il proprio compagno che respira senza interferire né interrompere il suo processo. Lo stesso vale per i facilitatori formati, che sono disponibili come aiutanti, se necessario.
Controversie sul metodo
I sostenitori del metodo affermano che lo stato di coscienza che viene in questo modo generato attiverebbe una sorta di "naturale processo interno di guarigione delle propria psiche", portando alla consapevolezza della persona un particolare gruppo di esperienze interiori.
Ken Wilber, nel suo libro "Eye of the Spirit" (1996), critica l'affermazione di Grof secondo la quale per poter accedere a stati di coscienza transpersonali l'individuo deve dapprima regredire allo stato perinatale per risolvere il trauma della (e/o in vicinanza della) nascita. Wilber afferma che, sebbene questo possa essere vero, lo è solo in un determinato numero di casi.
I rischi sanitari legati alle pratiche di iperventilazione sono diversi, comprese forme di alcalosi respiratoria, conseguenti parestesie e potenziali rischi ipossici.